Moto e pesi

Dico subito che di sicuro io non sono un motociclista, anzi, è bene che io non abbia mai un oggetto a due ruote sotto le chiappe: diventerei una decalcomania sul primo muro vicino alla prima curva del primo giretto sotto casa.
Questo è mio cognato Marco (“quello grande”, il marito di mia sorella, il fratello di mia moglie si chiama sempre Marco, ed è “quello piccolo” con incredibile originalità).
Un motociclista doc dall’età di 16 anni, uno che la moto la guida, la smonta e la rimonta, legge, si informa, ha passato anni in officina, va a girare in pista quando può. Come tutti i motociclisti che io definisco “seri”, non ha bisogno di esibire comportamenti come “tiro la prima a paletta per andare a comprare le sigarette”, una sorta di compensazione di comportamenti psicolabili dovuti a complessi di Edipo non risolti.
Vincere la garetta in salita sulla strada trafficata non è prova di abilità alla guida, ma semplice incoscienza (non è una predica, solo un puntualizzare quello che penso e magari mi sbaglio): non penso alle conseguenze e apro il gas. Va quasi sempre bene, peccato che quel “quasi” dietro una curva possa materializzarsi in una pozza (capitato), in un furgoncino pieno di legna (capitato) o in una macchina posteggiata (capitato).
Marco mi dice che di solito questi tizi in pista arrivano dietro, assorbono di brutto. Perchè in pista si può osare senza sorprese, e l’incoscienza non aiuta se non c’è il manico.
Secondo me Marchino è molto bravo, il ginocchio in terra ce lo mette e le gomme le ha consumate su tutto il battistrada, anche ai lati e non solo al centro come quelli che hanno la moto da 3000 cavalli che usano solo sul rettilineo per far sentire il rumorino dello scarico. E’ una persona molto tranquilla nella guida di tutti i giorni anche se devo dire che fare il passeggero mi fa cacare un po’ sotto dato che è tranquillo ma le curve le prende decise.
La cosa incredibile è che uno che ha una grossa passione riesce a comprendere un altro con una passione analoga ma che esprime con mezzi diversi. Marco non sa niente di Sheiko o Westside, come io non so un cazzo di carburazione o di come si fa una staccata, però io capisco lui quando mi parla della sua moto, e lui capisce me quando gli parlo dei miei pesi.
Lui non “ascolta”, ma “sente” quello che gli dico. E’ diverso. Per questo a me piace raccontargli quello che faccio, perchè so che è interessato e mi capisce.
Quando mi sono fatto male al pettorale e tutti mi hanno trattato come uno con la Sindrome di Peter Pan lui è stato zitto e ha fatto la faccia “eh, succede” perchè… aveva capito e non c’era nulla da aggiungere: in moto e con i pesi questa roba è contemplata e se vivi la tua passione può succedere di pagare in prima persona.
(ok, l’altra spiegazione è che abbiamo entrambi la Sindrome di Peter Pan eh eh eh)