Il Powerlifting
Il Powerlifting è uno sport individuale. In questa stringata frase c’è l’essenza del Powerlifting in tutta la sua crudele bellezza. Potrei terminare qui, ma invece spenderò un fiume di frasi per tentare di spiegare questo concetto.
Nella vita ognuno di noi si pone le classiche domande esistenziali del tipo “chi siamo, da dove veniamo, dove andremo…”. Cose del tipo “il bilancio della mia vita è positivo oppure no?”… dài, i soliti problemi psico-depressivi dell’uomo medio occidentale, che può permettersi di perdere tempo nell’essere stressato ed insoddisfatto. Se vivessimo nel Burkina Faso le nostre preoccupazioni sarebbero del tipo “l’acqua è potabile oppure c’è il colera?”, se la nostra residenza estiva fosse in Cecenia lo stress sarebbe del tipo “ci sono dei cecchini in quel palazzo?”Una delle domande esistenziali ricorrenti che mi faccio spesso è: perchè io amo il Powerlifting?
La prendo alla lontana, mi spiace per i lettori, perchè devo raccontare un po’ di quando facevo i 100 metri, della serie “ah, ai miei tempi…” un po’ come fanno i vecchi rincoglioniti. Anche allora, e avevo 16-17 anni, mi chiedevo perchè mi piacesse così tanto fare Atletica Leggera.
Mi ha sempre affascinato il fatto che in ogni sport c’è una gara, una competizione. Fare sport significa gareggiare. Se non c’è il concetto di gara, non è sport, è… non-sport. Fitness, essere in forma, sfide con se stessi, con gli amici… tutto stimolante, gratificante, interessante. Però è non-sport. Idem, fare “competizioni non competitive” come le corse su strada domenicali, dove si corre per il piacere di farlo, per se stessi e tutto il resto, è non-sport. Prima di incaz(beep), continuate a leggere
Fare una gara significa invece che in un ben preciso istante del tempo e in un ben preciso luogo dello spazio, voi dovrete eseguire quello che il vostro sport richiede. Seguendo un regolamento trasparente, noto a tutti, con un sistema di giudizio trasparente e noto a tutti. Non prima, non dopo, non lì, non là. Ma “qui ed ora”. Senza appello.
L’allenamento è tutto rivolto a cercare di dare il meglio “qui ed ora”. L’allenamento è centrato sulla gara. E la gara discrimina se ci siamo allenati bene oppure male. E’ molto semplice determinare se le nostre conoscenze, il nostro impegno, il nostro sapere, il nostro tempo perso è stato efficace: hai fatto una bella gara? Ok, sei bravo. Hai toppato? Ok, qualcosa non ha funzionato.
Per questo il concetto di gara è crudele e brutale nella sua essenza, e per questo è affascinante. Perchè è come essere sottoposti ad un giudizio. E la gara è una forma di stress. Stress da gestire, da dominare, da cavalcare, da convogliare e canalizzare. L’immagine che ho io di chi non sa dominare questo stress è una carica di dinamite che esplode, disperdendo la sua energia intorno a se. Chi riesce a gestire questo stress è come una conduttura che và in pressione con del vapore bollente a 100 bar. La conduttura imbriglia il vapore e lo porta dove vuole lei.
Posso assicurare che lo stress di una gara replica lo stress di certi momenti della vita di tutti noi. Il comportamento in gara riflette il comportamento sotto pressione nella vita normale. Con tutti i limiti di questa metafora, ma di fatto è così. E anche questo è affascinante.
Noi ci allenavamo inverni interi per essere in forma per il campionato estivo. Per quanto l’allenamento fosse bello in se, nessuno si sognava di allenarsi in maniera fine a se stessa. Il concetto di gara era dato per scontato.
Il massimo era quando si entrava in forma. La “forma” è come quando un motore entra in coppia: un periodo ristretto e limitato dell’anno in cui il tuo corpo oltrepassa i suoi limiti, portandosi ad un livello superiore. Ci si può allenare un anno intero per provare questa sensazione, quando tu non corri, ma azzanni la pista con le scarpe chiodate, quando senti che stai andando fortissimo e sai che il cronometro si fermerà prima del solito. Una sensazione di potenza e di controllo incredibili.
Finita la “carriera” di corridore + “palestrato”, nei pesi ho trovato una logica conseguenza. La sfida con se stessi, il testare nuovi limiti, la sensazione di “essere in forma”, quando i Kg sono leggeri, quando il bilanciere vola via da terra, quando vinci la gravità, questo mi ha accompagnato per anni.
Nel 2005 ho conosciuto il Powerlifting competitivo IPF tramite Fabio (Fabiopower) e Enrico (EnricoPL). Loro amano il Powerlifting. Non c’è altra parola per definire questo concetto. Lo amano e perciò cercano di divulgarlo grazie ad Internet, navigando sui vari forum, dando consigli, pareri, opinioni. Persone che mettono la loro conoscenza a disposizione, con umiltà. Loro hanno visto i miei primi video pietosi dove eseguivo gli esercizi in maniera quanto meno discutibile, loro mi hanno detto “è migliorabile” quando altri avrebbero fatto delle grasse risate.
Loro mi hanno fatto capire che sollevare i pesi poteva essere uno sport. Incredibile! Immaginatevi come se le tessere di un puzzle fossero tutte al posto giusto, ma ruotate. Immaginate che di colpo… si riallineano tutte correttamente e il disegno appare nella sua interezza. Ecco, a me ha fatto proprio così. Di colpo sensazioni sepolte nel mio retrocranio sono riemerse, riaffiorate, risorte. Allenarsi per gareggiare. Entrare in pedana come quando mi mettevo sui blocchi di partenza, con il cuore che batte fortissimo, le gambe molli, le tempie che pulsano, il fiatone, pensieri furibondi che sfrecciano nel cervello.
E dover concentrare in una manciata di secondi un’intera preparazione, vincendo il cuore che batte fortissimo, vincendo le gambe molli, vincendo i pensieri che furibondi imperversano. E dover mantenere la concentrazione per ogni alzata. Dio che spettacolo ragazzi… le stesse sensazioni di 20 anni fà, incredibile!
E poi, l’essere soli in pedana. Non è un gioco di squadra, non c’è il supporto del gruppo, nulla. Soli di fronte al bilanciere che non vuol farsi sollevare, che resisterà fino in fondo per impedirvi di rialzarvi, che non vi regalerà nulla per rendervi le cose facili. E si sente, che si è soli, sul treno in corsa che non si ferma. 3 prove, non una di più. Non ce ne è una quarta, non si può riprovare come in palestra, dove siamo coccolati dall’ambiente che conosciamo da una vita. Bene, male, luci bianche, luci rosse, on, off, giusto, sbagliato… la gara è un mondo a due stati, a due colori. Nessuna sfumatura, nessun “quasi goal”. Crudele ed affascinante.
L’allenamento stesso riprende ad avere un senso. Odio fare il curl per i bicipiti per avere il braccio più grosso e riempire meglio la maglia per la panca. Alleno gli addominali per compensare la forza dei dorsali. Studio programmi, schemi, periodizzazioni. Imparo nuove cose di me stesso. Perchè tutto è finalizzato. Alla gara.
Non so perchè a me piace tutto questo, ma… mi piace, spasmodicamente, visceralmente. Sarà la sindrome di Peter Pan, la ricerca della gioventù, il dover sublimare delle mie carenze e tutte le psico-cazzate che volete, ma io sono fatto così, lo ero a 16 anni, ho scoperto che lo sono ancora a 38 anni. Non so quanto durerà, quando smetterò. Magari domani, magari fra 10 anni, però il piacere di potersi rimettere in gioco in questo modo è troppo ipnotico, come la luce per le falene, e non posso che ringraziare Enrico, Fabio, Sandro e tutte le persone che ho conosciuto per avermi fatto scoprire questo mondo nuovo e folle.
Aggiungo che l’ambiente del powerlifting italiano targato FIPL è sicuramente un luogo positivo. L’organizzazione, la competenza, la voglia di fare bene le cose è tangibile. Le gare sono gare, non sagre. Anche questo è importante. La gara in quanto tale ha un valore. Il regolamento è chiaro e ferreo, la struttura dei giudici è organizzata gerarchicamente con giudici internazionali e nazionali. E sono ben 3 che guardano le alzate. In più, io personalmente sento (e lo dico senza retorica) che quando salgo in pedana, tutti vogliono che io schiodi quei pesi, dal giudice d’ingresso ai ragazzi che fanno da spotter lateralmente.
Nessuno mi regala nulla, e ogni errore è giustamente sanzionato, ma tutti vogliono che io faccia saltare quei pesi fottuti, e tutti sono contenti se io ce la faccio. Anche questo è veramente bello.




